Reticulum: una rete che si costruisce da sola

Reticulum permette a chiunque di costruire reti di comunicazione indipendenti, cifrate e senza mittente, che funzionano anche via radio e anche quando tutto il resto è fuori uso. È uno strumento legittimo, pensato per la resilienza e per contesti di emergenza, ma con caratteristiche che lo rendono difficile da osservare dall’esterno. Per chi si occupa di sicurezza e di indagini, la conseguenza principale è una sola: rispetto a questa tecnologia, il controllo della rete serve a poco: il presidio dei dispositivi diventa tutto.

Di cosa stiamo parlando

Quando due computer si scambiano un messaggio su Internet, lo fanno seguendo un insieme di regole condivise da tutto il pianeta. Quelle regole prevedono che ogni messaggio porti scritto sopra da dove parte e dove va, che esistano operatori telefonici e fornitori di connettività a trasportarlo e che qualcuno – in ultima istanza – tenga i registri di chi è chi. È un sistema che funziona benissimo, ma che ha un presupposto: ci deve essere un’infrastruttura e quell’infrastruttura appartiene a qualcuno.

Reticulum nasce dall’idea opposta. È un software libero e gratuito che permette a chiunque di costruire una rete di comunicazione autonoma, senza operatori, senza registrazioni e senza alcun ente centrale. Non è un’app da scaricare per chattare con gli amici: è più simile a un insieme di mattoni con cui costruire reti e infatti chi lo usa non entra in “una” rete Reticulum, ma ne crea una propria, che può poi collegarsi ad altre oppure restare completamente isolata.

Reticulum non è solo in questo campo. Esistono altri sistemi che costruiscono reti autonome usando piccole radio a lungo raggio – i più noti si chiamano Meshtastic e MeshCore – e si stanno diffondendo fra appassionati, volontari della protezione civile e comunità isolate. La differenza sta in dove risiede l’intelligenza del sistema ed è un dettaglio che ha conseguenze pratiche notevoli, come vedremo.

Il progetto è pubblico, il codice è consultabile da chiunque ed è stato pensato soprattutto per situazioni in cui le reti normali non ci sono o non funzionano.

Come funziona

Quattro scelte progettuali spiegano quasi tutto il resto.

Sulle buste non c’è il mittente. Nel sistema postale, e anche su Internet, ogni messaggio porta indicato chi lo ha spedito. Nelle reti Reticulum questa informazione semplicemente non esiste: sulla busta c’è solo il destinatario. Chi spedisce può decidere di presentarsi, ma lo fa all’interno del messaggio, che nessun altro può leggere.

Le buste sono sigillate e non si possono spedire aperte. Ogni messaggio viene cifrato e questa protezione non è un’opzione che si può disattivare: un messaggio non cifrato viene semplicemente scartato dalla rete come non valido. In più, la chiave che chiude ogni singola busta viene generata al momento e poi buttata via. Anche riuscendo, molto tempo dopo, a mettere le mani sulle chiavi di una persona, non si potrebbero riaprire le buste già spedite in passato.

La rete non ha bisogno di cavi. Reticulum può viaggiare su Internet, ma anche su piccole radio a basso consumo, su collegamenti seriali, su apparati radio amatoriali. Un nodo può essere un computer, ma anche uno smartphone o una scheda elettronica da poche decine di euro con un’antenna. Il sistema è progettato per funzionare con quantità di dati ridicolmente piccole – l’equivalente di poche parole al secondo – il che significa che continua a operare dove qualsiasi altra tecnologia si arrenderebbe.

La radio è solo un modem. È qui che Reticulum si distingue dai sistemi simili. Negli altri, la scheda radio contiene già tutto: il programma, le regole della rete, la gestione dei messaggi. In Reticulum l’apparecchio radio si limita a trasmettere e ricevere, mentre tutto il resto – chi sei, come vengono protetti i messaggi, che strada prendono – vive nel programma installato su un computer o su un telefono. Ne discende una conseguenza che torna utile più avanti: le informazioni interessanti non stanno nella radio, stanno nel dispositivo a cui è collegata.

Aggiungiamo un ultimo elemento, meno intuitivo ma importante: nessun nodo della rete conosce il percorso completo di un messaggio. Ogni tappa sa soltanto qual è la tappa successiva migliore. Non esiste da nessuna parte una mappa generale della rete, perché la mappa non è mai stata disegnata.

A cosa serve davvero

Vale la pena insistere su questo punto, perché è il motivo per cui il progetto esiste.

Quando un terremoto o un’alluvione mette fuori uso le antenne della telefonia mobile, le comunicazioni si interrompono proprio nel momento in cui servono di più. Una rete che non ha bisogno di antenne, di operatori e di corrente di rete, continua invece a funzionare. Lo stesso vale per zone rurali o montane mai raggiunte da un collegamento decente, per spedizioni, per la navigazione, per attività umanitarie in territori difficili.

C’è poi tutto l’ambito di chi vive in Paesi dove le comunicazioni sono controllate o interrotte a comando: giornalisti, operatori di organizzazioni internazionali, cittadini comuni. Una rete che nessuno può spegnere perché non appartiene a nessuno è, in quei contesti, una garanzia concreta.

Su queste reti circolano anche contenuti, non solo messaggi: chi vuole può pubblicare pagine di testo consultabili dagli altri partecipanti, ospitandole direttamente sul proprio dispositivo. Sono pagine essenziali, pensate per collegamenti lentissimi e restano disponibili finché il dispositivo che le ospita è acceso, non esistono copie automatiche altrove.

Fuori dall’emergenza, la stessa tecnologia serve a raccogliere dati da sensori sparsi su lunghe distanze a costi minimi, alla sperimentazione radioamatoriale, alla ricerca universitaria e – in ambito aziendale – come canale di riserva del tutto indipendente dal proprio fornitore di connettività.

Il rovescio della medaglia

Le stesse caratteristiche che rendono Reticulum prezioso in emergenza lo rendono attraente per chi ha qualcosa da nascondere. Non è un paradosso né un difetto del progetto: è la natura di quasi tutti gli strumenti che proteggono la riservatezza, dalle serrature alle buste chiuse.

In concreto, chi volesse abusarne troverebbe un canale che non passa dai controlli aziendali, che non lascia il nome di chi scrive, il cui contenuto non è leggibile e che, in caso di indagine, non ha alcun fornitore di servizi a cui chiedere informazioni. Le funzioni per trasferire file ed eseguire comandi a distanza sono già incluse nel software di base. E poiché la rete può viaggiare via radio, un collegamento del genere può scavalcare persino l’isolamento fisico di una postazione non connessa a Internet.

Va detto con altrettanta chiarezza che, oggi, si tratta di uno strumento di nicchia: lo usa una comunità relativamente ristretta di appassionati, tecnici e volontari della protezione civile. E la lentezza intrinseca della rete lo rende poco adatto a spostare grandi quantità di dati.

Cosa cambia per chi deve vigilare

Qui sta il punto pratico. Gran parte dei controlli di sicurezza a cui siamo abituati funziona osservando il traffico che entra ed esce da un’organizzazione: si guarda cosa passa, si bloccano le destinazioni sospette, si chiede conto ai fornitori. Con Reticulum questo approccio dà pochissimi risultati, perché non c’è contenuto da leggere, non c’è un mittente da annotare, non c’è un fornitore a cui chiedere e in alcuni casi il traffico non passa nemmeno dai cavi.

La buona notizia è che l’attenzione si sposta su un terreno dove le cose funzionano molto meglio: il dispositivo della persona. Sul computer o sul telefono di chi usa questi programmi, i messaggi sono conservati in chiaro, come in qualsiasi applicazione di messaggistica e le impostazioni del programma indicano con chi e come quel dispositivo si collega. Chi ha accesso legittimo al dispositivo, insomma, trova molto; chi guarda soltanto la rete trova quasi nulla.

Tradotto in indicazioni operative: conta sapere quali programmi sono installati sulle postazioni, quali dispositivi vengono collegati alle porte USB e conta soprattutto la capacità di intervenire sul dispositivo fisico – mentre è ancora acceso, perché parte delle informazioni utili sparisce allo spegnimento.

Una precisazione che merita di essere ripetuta

Reticulum non è un software malevolo e non è nato per aggirare le regole. È un progetto tecnicamente serio, sviluppato alla luce del sole, documentato in modo esemplare e usato in larghissima parte da persone perfettamente in buona fede. Trovarlo su un computer non significa nulla di per sé, esattamente come non significa nulla trovarci installato un programma per le videochiamate o un client di posta. Il motivo per cui ce ne occupiamo non è il sospetto, ma la preparazione: è una tecnologia che i nostri strumenti abituali non vedono e imparare a riconoscerla e ad analizzarla richiede tempo. È preferibile costruire quella capacità con calma adesso, piuttosto che doverla improvvisare il giorno in cui servisse.